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Due persone, un coniglio, due mucche (o due renne), fate, cani, gatti e cose di questo tipo

Fry ama...

Scrittori: Richard Yates, Fedor Dostoeveskij, Luigi Pirandello, Albert Camus, Charles Baudelaire, Joseph Heller, George Orwell, Bret Easton Ellis, Vittorio Tondelli, Sylvia Plath, Chuck Palahniuk, Heinrich Boll, Philip Roth, Dino Buzzati, Tiziano Scarpa, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, William Golding, Agatha Christie, Elias Canetti, Italo Calvino, Samuel Beckett, Eugene Ionesco, Harold Pinter, Henrik Ibsen, Ray Bradbury, Aldous Huxley, Gustave Flaubert, Vladimir Nabokov, Don DeLillo, Dario Fo, Ernest Hemingway, Virginia Woolf, Oscar Wilde, Franz Kafka, Luigi Malerba, Stephen King, Guy de Maupassant, Philip K. Dick, Georges Simenon, Friedrich Durrenmatt Registi: Jacques Tati, Takeshi Kitano, Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, Stanley Kubrick, Quentin Tarantino, Lukas Moodysson, Luis Bunuel, François Truffaut, Lars Von Trier, Alejandro Amenabar, Jean-Luc-Godard, George A. Romero, Akira Kurosawa, Alfred Hitchcock, Martin Scorsese, Coen brothers, David Lynch, David Cronenberg, Woody Allen, Buster Keaton Musicisti: The Smiths, Morrissey, The Cure, Sonic Youth, Stereolab, Arcade Fire, Baustelle, Belle & Sebastian, Yuppie Flu, Blonde Redhead, Karate, dEUS, Dresden Dolls, Elliott Smith, Fabrizio De Andrè, Françoise Hardy, Flaming Lips, Velvet Underground, Girls in Hawaii, Tindersticks, Sodastream, Snow Patrol, The Boy Least Likely To, Shout Out Louds, The Organ, Serge Gainsbourg, Pixies, Offlaga Disco Pax, Notwist, Paris Combo, My Bloody Valentine, Sigur Ros, Marlene Kuntz, Maritime, Leonard Cohen, Lucksmiths, Joy Division, Lambchop, Joe Hisaishi, Hot Hot Heat, The Go! Team, Grandaddy, Giardini di Mirò, Gianna Nannini, Geoff Farina, Non voglio che Clara, Postal Service.

...e odia

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domenica, 15 novembre 2009 |

Sarà perchè nelle foto sui giornali il suo sorriso assomiglia straordinariamente al tuo, un sorriso buono come diceva il tuo necrologio e sarà perchè ho conservato la lettera che mi mandasti la prima volta che ti hanno arrestato, la paura la solitudine il male. Castiglione per un pezzo di fumo, il tuo cuore alla de andrè che faceva le bizze, tuo padre e tua madre in quella cucina di casa popolare che si stringevano vicini sulla panca, tutto troppo difficile per loro, troppo grande, troppo incomprensibile.
Sarà perchè me lo ricordo che volevamo un mondo migliore ed invece non è cambiato nulla.
Ed a volte dopo 35 anni ancora sono arrabbiata con te per avermi lasciata qui da sola con questo pesante fardello dei sogni condivisi; che se non ci fossero stati, forse, adesso non mi sognerei di notte quei vostri sorrisi buoni.

postato da: MariaVittoria alle ore 10:10 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 24 agosto 2009 |

Le ultime volte accadono di continuo circondate da inconsapevolezza ed indifferenza; l'ultima volta che ho chiuso quel rubinetto, che ho mangiato in quel ristorante, che ho accarezzato quel gatto, che mi sono seduta su quel muro, all'infinito. Le prime volte assumono un posto nei ricordi, le ultime si insinuano subdole e si confondono e non c'è modo di ritrovarle. Sono prive di solennità, non traboccano di speranze, o di eccitazione nè di curiosità.  le ultime volte sono i becchini che riempino la fossa con discrezione, quando ormai ce ne siamo andati, ma in un luogo sconosciuto e senza una lapide dove andare a ricordare.
Credo che la morte assomigli a questa indifferenza, a questa assenza di celebrazione, a questo frenetico e sciocco rimpiazzare.
Oh, non era importante, si dice.
Le cose cambiano, si dice.
Sono troppo sensibile per ricordare, si dice.
Le ultime volte vengono abbandonate dove capita, dietro un cespuglio, in un vicolo e nessuno vuole pensare alla loro sorte.
Dimenticate, le ultime volte cancellano vendicative la tua vita: ma oh, non era importante, ti dici.

postato da: MariaVittoria alle ore 07:44 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 20 agosto 2009 |

Di Woland che doma l'asino che fa irruzione sul set bisognerà pur dire, però.

postato da: MariaVittoria alle ore 10:24 | Permalink | commenti
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mercoledì, 19 agosto 2009 |

Quando ero piccola ma non così piccola ed ero nella nuova casa e non riuscivo a rassegnarmi, uno dei primi posti che ho trovato girando di notte per le campagne è stata la cava.
Nella casa nuova non si poteva uscire di nascosto dalla finestra quando tutti dormivano, nella casa nuova c'erano appartamenti sopra, sotto, di fianco e se avessi conosciuto la parola claustrofobia l'avrei urlata nella mente fino a farmi sentire, da qualcuno. Ma ero solo una bambina di 10 anni che si distraeva raramente ed ho imparato ad aprire la porta silenziosamente ed andavo alla cava in bicicletta a sentire il rumore della luna. Sentivo molti rumori, allora, e qualcuno lo amavo ed altri li temevo. Dovevo fare più attenzione di prima e sembrava che ci fosse sempre qualcuno attorno, era un posto affollato e qualche volta pensavo che sarei morta, ma non morivo. Però alla cava non c'era nessuno, ed io mi sdraiavo su un sasso ed ascoltavo.

postato da: MariaVittoria alle ore 21:45 | Permalink | commenti
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domenica, 16 agosto 2009 |

Ti guardavo ieri sera indicarci la finestra della prima casa in cui hai abitato con lei e con me neonata e pensavo che forse non è vero che i vecchi si rifugiano nei ricordi perchè non hanno futuro, forse lo fanno anche per lasciarci una trama e perchè la nostra vita non sia una meteora solitaria e crocifissa, forse lo fanno per consolarci.
E non c'era nessuna invidia nel tuo sguardo che si posava sulla gente attorno, nemmeno per la coppia di anziani che cenavano al tavolino accanto e le loro mani si sfioravano, l'ho notato anch'io. C'era una tristezza celata pudicamente e della quale sei quasi geloso, una tristezza che ti spetta.
Tra tutti sei l'unico che ricorda come chiamavo daniele da piccolo ed è come se tu mi restituissi qualcosa di prezioso, o se lo restituissi a daniele.
La nostra è una famiglia onesta, pensavo.

postato da: MariaVittoria alle ore 08:05 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 11 agosto 2009 |

I pazzi piano piano ti portano via un pezzetto di cuore. E non sai come facciano, privi come sono di qualunque incanto ed armonia e con quelle loro teste bislacche e sempre sul punto di rovinarti addosso.
Ma soprattutto non sai dove se lo portano;  provi ad inseguirlo quando dietro ad un sorriso o ad uno sguardo ti sembra che si socchiuda uno spiraglio, ci infili quatta un piede e sbirci e vorresti dirgli ehi! ti sei portato via un pezzetto del mio cuore, lasciami almeno vedere per un momento dove lo tieni, lasciami guardare se lo tieni sepolto in una sabbia cangiante e fredda come i diamanti o se lo avvolgi in foglie che hanno l'odore della palude o se là dentro ci sono dei bambini ed ognuno di loro stringe tra le mani un pezzetto di cuore. Ma non fai mai a tempo a vedere.
E quello che hai di loro è quello che impari a memoria e che quasi ti si imprime sulla pelle, perchè è così con i pazzi, sono tatuaggi sulla tua pelle, li hai addosso. Ma non li capisci.
Però piano piano si portano via un pezzo del tuo cuore.

postato da: MariaVittoria alle ore 19:10 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 08 agosto 2009 |

Mi hanno soprannominata Mary Poppins forse per la  mia borsa nera dalla quale escono bottoni e fili e girelle di liquirizia e cif brillacciaio e fotografie spiegazzate o per gli amici spazzacamino o per Ninna nanna mamma insalata non ce n'è, sette le scodelle sulla tavola del re; e stavo in bilico in punta di piedi su una sedia a pulire gli scaffali della dispensa ed è un po' strano incontrarla così tra farfalline del riso e un pezzo di mela e l'odore forte del cacao la mia vita e poi vederle addosso lo stesso sorriso che aveva lungo i sentieri di castelfeder e pensare ho una vita di buon carattere, ho una vita che si chiama Pollyanna.
E penso che gran parte del merito di questo miracolo sia suo e del suo continuare a vedermi anche quando nemmeno io mi vedevo e di certo non volevo essere vista, ma lei con garbo e senza chiasso mi rimandava ogni volta la mia cifra e potevo scrollarmela di dosso con melodrammi ed isteria, ma ogni volta mi rimaneva appiccicato addosso un po' di affetto, e di fiducia.  E mi rendo conto adesso che lei mi toglieva discretamente di mano parole sciocche e fatue e mi ridava le mie, ogni volta in maniera impercettibile e non avrei saputo riconoscerlo mentre scendevo le scale, ma intanto ogni volta un brandello restava sui gradini ed un piccolo pezzo di cuore tornava.
E qualche volta la paura vinceva e glielo dicevo, vergognandomi ma glielo dicevo, non tornerò più sincera, non tornerò più buona: ed a me, se non posso essere questo di tutto il resta non importa.
Io non voglio quello che vogliono gli altri, non so perchè ma è così.
E lei mi rispondeva: si fidi.  E me le leggeva negli occhi lo so tutte quelle volte in cui fidarsi non era stata la scelta migliore. Ma io nei suoi vedevo le altre. Ed è questo che fa la differenza.

postato da: MariaVittoria alle ore 10:39 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 09 luglio 2009 |

Non capisco come non si possano amare i Pooh, davvero, dato che le loro canzoni sono un prezioso testo sociologico, la descrizione acuta e puntuale di una generazione.
Prendiamo ad esempio il testo di La donna del mio amico.
Lui spiega a lei che ovvio che si è accorto che tra loro due c'è un'attrazione fuori dal comune, non è mica scemo, ma non si può perchè lei è la donna del suo migliore amico. E la poveretta si deve sorbire tutta la storia della loro amicizia e di quella volta che l'amico ha perfino rischiato la vita per lui (anche se a voler essere pignoli lui non glielo aveva mica chiesto) e di come da ragazzi si facessero le donne assieme che lo sanno tutti che è qualcosa che crea un legame indistruttibile tra i maschi; poi un po' di psicologia che dà sempre un certo tono, io sono fatto così ed ho i miei principi eh oh, e lui crollerebbe perchè è fatto così eh oh ecc .Le dice anche cosa le farebbe su quel letto, giusto per essere sicuro che lei sia consapevole di cosa si sta perdendo.  Insomma a metà canzone si ha un groppo in gola per tutta questa profusione di nobiltà e sacrificio e lealtà.

Poi c'è un breve stacco musicale in cui si capisce che il tizio sta riflettendo.

Ok, ma solo per un'unica volta, assolutamente una sola, unica volta, capito? Perchè lui è il mio migliore amico e non posso fargli questo.

postato da: MariaVittoria alle ore 07:09 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 05 luglio 2009 |

Io non lo so. Passo una quantità notevole del mio tempo ad evitare le trappole dell'età, insomma nel tentativo di non scivolare nel ridicolo. Non ho i capelli rosso menopausa, non mi strizzo in abitini giovanili, non credo sia venuto il momento di far pace con la bambina che sono stata, non sono convinta che la mia vita oh che romanzo sarebbe! non ho facebook e non saprò mai se sono più Clarabella o più Eta Beta (e questo un po' mi secca) ho uno di quei cosi imbotitti senza maniche e con un sacco di tasche ma lo metto solo quando pulisco il garages, non voglio suicidarmi, non ho un amante , non ho un kill file e perdo a poker.
Allora, per dio, perchè proprio io ho dovuto mettere l'apparecchio ai denti?
L'ironia sublime della vita, azzu, dice fry.

postato da: MariaVittoria alle ore 08:44 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 26 marzo 2009 |

Così avendo ormai raggiunto i 30 anni sono tornata a parlare per conto mio che non è come parlare da soli, al contrario. Parlare da soli è quando ti sforzi di parlare come gli altri o anche quello che dicono di fare quelli che vogliono sembrare originali ed un po' stravaganti ma questa è un'altra questione, anche un po' scema. Tutta quella faccenda della comunicazone, una cazzata; so un sacco di cose sulla comunicazione, quelle serie intendo scritte da gente seria, se mi concentro mi vengono in mente quasi tutte e faccio bella figura, ma questo non vuol dire che io sia mai diventata così cretina da non sapere che la comunicazione non esiste. Uno se ne sta lì tranquillo e parla per conto suo ed è un po' come fare le bolle di sapone che poi ci guardi dietro, magari ti fissi con una in particolare e la segui e ci guardi le cose attraverso  dici ma guarda che bello, guarda che riflessi, e sei contento. Di più, sinceramente, non mi sembra che possa esserci. Delle volte penso che lo sappiano tutti e delle altre che non se ne accorga nessuno, dipende da che umore sono, ma siccome tanto non mi cambia niente non ci ho mai perso il sonno. Devo dire che da quando ho ricominciato a parlare per conto mio mi annoio di meno; a me interessano molte cose ma quasi nessuna ha a che fare che so, con gli ebrei, o con l'amore, con la penicilina, con i dolori mestruali o con il riscaldamento globale. Forse un po' con la penicillina, ma non molto. Mi piace anche ascoltare la gente ma solo quando parla per conto suo e non è che succeda di frequente, ammetterete. La gente anzi fa di tutto per convincerti che sta parlando proprio con te che, non le direbbe proprio a NESSUN altro che non fossi tu, quelle cose: è così che rovina tutto ma non glielo puoi dire. Per via dei segreti, ovviamente. Tenere a bada la gente non è questa gran cosa che può sembrare, la maggior parte si sforza di mantenere qualcosa di fanciullesco che ho sempre immaginato che nelle loro  intenzioni significhi essere freschi, ingenui ed innocenti ma che in realtà li rende complessi ed astrusi più o meno come il punto croce. Che è facile da fare perfino con le foglie e non serve aggiungere altro.

postato da: MariaVittoria alle ore 21:14 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 26 marzo 2009 |

Io sono sempre stata quella dei segreti, non lo so perchè non ricordo di averlo mai scelto, è semplicemente adata così. Ero una a cui si confidavano i segreti, come se la realtà fosse una cosa fragile che la maggior parte delle persone avrebbe rotto solo guardandola e poi ci si sarebbe pure tagliata, allora era meglio se la tenevo io. Io accettavo tanto avevo Sara che non ha mai permesso che qualcosa andasse rotto o sciupato e non si è mai sbagliata a riporre le cose, le mie in un posto, quelle degli altri in un altro, nessuna possibilità di errore o confusione. Quando la gente ti dice un segreto poi un po' ti odia, lo capisce chiunque. Ed è anche un po' preoccupata che un giorno chissà perchè ti venga il nervoso e vai davanti alla loro porta e rovesci di malagrazia il contenuto della cesta e dici riprenditi le tue cazzo di cose. Questo perchè loro lo farebbero, pensano. Non che a me non sia mai venuta la tentazione. Ma quando mi viene apro la cesta e guardo i segreti e penso che loro non hanno mica colpa di niente. La gente li tratta sempre come fossero dei figli nati male, che li amano ma se non nascevano la loro vita era diversa ed era meglio anche per il figlio stesso in fin dei conti. Ed è così che poi nascono le tragedie ed allora è meglio che i segreti stiano dove stanno. Che se ci sono tutte quelle ceste, un motivo ci sarà.

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mercoledì, 25 marzo 2009 |

Oggi ho parlato di onore, di lealtà; sarà che non me le hanno stropicciate troppo ma a me queste parole piacciono. La dignità, quella mi piace meno, mi sembra che la gente sia sempre lì a palpeggiarsela come un vecchio ipocondriaco farebbe con la sua pancia molle, cose così. L'onore e la lealtà invece sono smilzi e  silenziosi e non si tagliano le braccia. Quando ero piccola ero convinta che i cinesi avessero un grandissimo senso dell'onore e le ballerine cinesi ancora di più, avevo 7 anni e costruivo dei pugnali di legno bellissimi; se non fossi stata matta come un cavallo magari avrei fatto l'artigiana, anzichè recitare tre volte al giorno il suicidio di una cortigiana (ma allora non sapevo si chiamassero così e la chiamavo La Donna). Costruivo molte cose ed ero capace di ricamare con le foglie che non è una cosa facile, perchè la manualità è come quell'altra faccenda del cibo, non è che a me diano fastidio di per sè, ma da piccola trovavo insopportabile l'uso che la gente faceva di entrambi e poi mi è rimasta l'abitudine di tenermene alla larga. In realtà trovavo insopportabile il modo in cui la gente faceva un'infinità di cose, a molte mi è toccato abituarmici ma insomma, entuasiasta non lo sono mai diventata ecco.
Poi sono diventata sana di mente, sostanzialmente per un motivo banale, volevo un figlio più di ogni altra cosa al mondo e fin da piccola sapevo che se fossi rimasta pazza non sarebbe stato facile. Nemmeno per lui voglio dire, ammesso fossi riuscita a farlo. Così avevo fatto degli elaborati calcoli e li avevo pure scritti per non sbagliarmi, e siccome avevo 10 anni secondo me dovevo rimanere sana di mente almeno fino ai 30, insomma un 'età avanzatissima nella quale mio figlio sarebbe già stato adulto, sposato e quel genere di cose, ed avrei potuto finalmente tornare alla normalità. Vent'anni a 10 anni sembrano un periodo di tempo lunghissimo. Ma per me, riuscirci, era una questione di onore.

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lunedì, 23 marzo 2009 |

postato da: MariaVittoria alle ore 09:18 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 09 marzo 2009 |

Ti alzi e brandelli di fantasmi ed orchi rimangono tra le lenzuola, qualche pezzo ti si è appiccicato addosso e ne senti l'odore scendendo le scale, preparando il caffè. I sentimenti se ne stanno raggomitolati sotto il letto tremanti e sudaticci, non sopporti la vista della loro incontinenza e dell'impudicizia ma anche se distogli lo sguardo ti raggiunge il rumore, come uno sciacquettio di acqua sporca. Sarebbe facile annegare in quel centimetro di liquido stagnante, pensi, dirti ci ho provato, dirti è il mio destino. Sarebbe facile prendere la bambina ed annegarla lì e dirle è per il tuo bene. Sussurrarle eri malata. Guardarla controrcersi nell'agonia con la  segreta speranza che altri vedano la sua morte nuda e che questo sia il suo riscatto. La sua vendetta.
Indossare finalmente gioielli (ah, figlio saggio!) e dirsi sei troppo grande, adesso, per scendere a percorrere con le dita le pareti umide della cantina, adesso lo sai che non sarà sufficente a saziare nessun mostro.
Sarebbe facile dire vestimi, indosserò qualunque abito, che importa se mi è corto è largo, che importa se non è pulito o se puzza, le madri sono imperfette qualche volta e ti scambiano con qualcun altro, figurati gli altri.

Ma io ho dei debiti verso la vita, grazie al cielo, e non lo farò.

postato da: MariaVittoria alle ore 07:14 | Permalink | commenti (8)
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mercoledì, 11 febbraio 2009 |

E' ben strano come ci siano persone che non esitano e sanno cosa è giusto e così G. mi porta Nadia che dice volevo portarti grostoli  e coca cola e non mi hanno lasciata e gli altri mi dicono voleva venire anche Andrea, ma naturalmente...Se me lo avessero chiesto, avrei potuto rassicurarli che si sarebbe "comportato bene" e per gli stessi motivi per cui loro erano certi che avrebbe creato problemi. E beh sarà retorico, ma in questi momenti lo vedi cosa le persone capiscono e cosa no, cosa sanno e cosa è così al di là della loro comprensione da ignorarne anche l'esistenza. E sul serio ti rendi conto che non c'entra proprio nulla quello che scrivi su un blog o che sussurri sotto le stelle o che confidi fumando l'ultima sigaretta sulla panchina, non conta nemmeno quello che pensi la sera quando spegni la luce; conta dove sei, e chi vedi alzando lo sguardo.

postato da: MariaVittoria alle ore 07:41 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 22 gennaio 2009 |

Avrei potuto passare la vita a tentare di fare pace con quella tua figlia così lontana da quella che avresti voluto e forse in questo modo ti avrei in parte risarcita, avessi mostrato dispiacere o finanche compassione per lei ti sarebbe bastato forse non è vero? Fossi stata incerta, ripiegata su me stessa, avessi avuto addosso quell'odore di fallimento avrei alla fine avuto la tua benevolenza se non proprio il tuo perdono. Ma ho molto più istinto materno di te e quella figlia era la mia preferita e questo no, non potevi accettarlo. Vinta, mi avresti amata, a modo tuo; ma non è andata così.

postato da: MariaVittoria alle ore 11:36 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 18 gennaio 2009 |

Mamma, mamma, questo è il mio destino
stare sopra il tetto a sonà il violino,
dillo a babbo, dillo alle sorelle
se nessuno sente, sòno per le stelle;
dillo a babbo, dillo alle sorelle
sòno per me solo, sòno per le stelle.

Questa canzone che mi piace così tanto, no? Allora pensavo che il senso sta tutto in questa frase, "dillo a babbo dillo alle sorelle". Ma forse lo capiscono solo i violinisti sul tetto:)

postato da: MariaVittoria alle ore 09:13 | Permalink | commenti
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venerdì, 16 gennaio 2009 |

Ed insomma, questo Facebook rispunta in un articolo sul giornale, in un intervista in tv, sui blog. Premettiamo, io non sono contraria alla frivolezza ed al cazzeggio, tutt'altro, mi sono letta per anni i fotoromanzi e nemmeno li nascondevo all'interno dell'Unità e non mi sono persa un test di Cosmopolitan e se ne ho voglia voto pure per i concorrenti dell'Isola dei famosi: ma questo è, cazzeggio, e null'altro. Non è il più formidabile network del Millennio, non è una rivoluzione, non rappresenta il Cambiamento nelle relazioni sociali. Non è che scegliere una propria foto di 5 anni fa per far dire ai vecchi compagni di liceo uh, non sei invecchiata per nulla! modifichi sostanzialmente il nostro modo di rapportarci agli altri. Non è che scrivere Azzurra sta per bere il caffè, Azzurra beve il suo caffè, Azzurra ha bevuto il suo caffè e scottava arricchisca la nostra vita sociale. Aderire al gruppo Le carote fanno bene alla vista non è esattamente quello che intendeva Gaber con partecipazione. Postare i risultati del test Quale divinità sei? non è una dichiarazione di animo giocoso ed ammiccante, è l'equivalente di fare il test A letto sei passionale o coccolosa?su Donna Moderna mentre la tinta ti cola sulla pagina.


Con una differenza, a mio modo di vedere sostanziale. Che dalla parrucchiera non aderisci ad un gruppo pro o contro Israele mentre tenti di stabilire con la tua parrucchiera se sia il caso di accorciare la frangia o meno.
Una questione di decoro.

postato da: MariaVittoria alle ore 09:10 | Permalink | commenti (29)
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martedì, 13 gennaio 2009 |

A volte mi scoraggia questo subdolo cattolicesimo di cui siamo intrisi senza nemmeno esserne consapevoli, mi avvilisce la sciatteria con cui aspiriamo al ruolo di piccole divinità di noi stessi, una cosa artigianale, alla buona, colpe espiazione assoluzione, abluzioni dello spirito meccaniche e sbrigative come quelle del mattino davanti allo specchio, siamo il rosario di noi stessi recitato con la mente altrove, magari ai nostri piedi freddi od alla lana ruvida che graffia la pelle. Mi imbarazzano le icone della religione di noi stessi, i templi, gli altari, i riti. Mi soffoca quel mormorare a voce bassa come davanti ad un moribondo, l'esaltazione morbosa che si stempra, alla fine, nella rinuncia. Ieri Marina usava una paorla che non sentivo e non usavo da tanto, sono una guardiana diceva, eccolo lì l'orgoglio ho pensato, sollevata.

postato da: MariaVittoria alle ore 07:27 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 10 gennaio 2009 |

La bambola è mia
e anche i suoi accessori.
Mia mia mia mia mia

Scodella di cereali
le sue toffolette già mangiate.
Posso essere scusata?

Non ti è stato detto
Di mangiare il budino a tavola?
Guarda quel divano.

"Versi sobri e non rimati, sottili, densi ed allusivi"
"Datemi Mamma Oca"


Ok, rivalutiamo Cul de sac:)

postato da: MariaVittoria alle ore 11:32 | Permalink | commenti (1)
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