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Continuo a pensare che il linguaggio quotidiano sia davvero l'espressione di una weltanschaaung e che la maggior parte della gente parli a casaccio e senza esserne consapevole.
Prendiamo l'espressione "accetto le conseguenze delle mie azioni", che diamine significa? Intanto le conseguenze sono ciò che succede, e non sono soggette al libero arbitrio. Non è che la realtà sia Gerry Scotti e ti chieda " ora Lei ha lanciato un sasso e questo è caduto: accetta? è la sua risposta definitiva? preferisce switchare e faccamo finta che non lo ha tirato ed invece si beve un buon bicchiere d'acqua?". Ma anche se l'affermazione avesse un senso, non sarebbe nemmeno vera. Le persone sono parecchio restie ad accettare le conseguenze, o meglio sono restie ad applicare il principio causa ed effetto alle loro azioni ogni qual volta l'effetto non sia uno spettacolare successo, il salvataggio in extremis dell'umanita ad esempio o cose così. Se non succede si appellano al pensiero magico, in base al quale le intenzioni dovrebbero, in un mondo come si deve e perbene, determinare gli effetti; sarebbe come dire che siccome io parto sempre con le più buone intenzioni di cucinare qualcosa di commestibile la realtà dovrebbe avere la buona creanza di non far sembrare la pasta scotta o senza sale, o quantomeno dovrebbe momentaneamente modificare le papille gustative altrui per fargliela sembrare una prelibatezza.
O quelli che dicono "mi assumo le mie responsabilità", che ogni volta mi viene da dire ma che cazzo assumi? ma chi sei, il padrone delle ferriere? tu assumi, che io faccio il sindacato, poi vediamo. Caso mai l'assunzione di responsabilità è un atto interiore, in cui si riconosce che, acc, ho tirato un sasso ed è caduto proprio su quel vetro, non è stato deviato dalle Forze Maligne, il vetro non si è rotto apposta per farmi rabbia gnègnè e cose del genere, ma voglio dire, non è che ci sia nulla da vantarsi nel fatto di non essere ciechi o termosifoni no? Al limite ti vanti se il tuo sasso ha colpito Golia ma lì non è che ci sia bisogno di vincere la naturale ritrosia e modestia delle persone, per farglielo riconoscere.
Per il resto datemi retta, state zitti. Le persone assennate, ogni volta che sentono la frase mi assumo le mie responsabilità, si affrettano a fare gesti scaramantici. O una poliza assicurativa, i più prudenti.
Felicità:
la prima sera d'estate che vai a letto, spegni la luce e provi una strana scomoda sensazione. Siccome non vuoi illuderti ti dici che forse è un po' di nervosismo perchè hai bevuto un caffè alle 16; poi ti dici che con due gatti che si inseguono sul tuo letto è ovvio che tu non riesca ad addormentarti; poi pensi che siccome sei davvero mostruosamente intelligente i dilemmi filosofici ti inseguono anche a letto e ti tengono sveglia; o forse sono le preoccupazioni.
Poi hai fatto passare un tempo ragionevole e lasci che il pensiero esploda in tutta la sua bellezza dentro la tua testa: HAI FREDDO!
Allunghi la mano a prendere la copertina in fondo al letto, il tuo totem che veglia sul tuo sonno, e te la tiri sopra. La felicità è una cosa intima e privata.
I giorni scorsi stavo poco bene, quelle cose che inziano con un malessere generalizzato ed indefinito che potrebbe essere il tempo, l'età o anche che non digerisci più polenta e crauti la sera. Ieri però il morbo è esploso in tutta la sua virulenza ed inequivocabile sintomatologia: ho preso la Sindrome da Piccola Fiammiferaia Estiva, il cui nome scientifico è Paupera puella sine vacantia. I primi sintomi sono insidiosi, si presentano come un disturbo ossessivo-matematico; il paziente comincia ad elaborare mentalmente complicati calcoli tesi a stabilire "da quanto tempo esattamente non faccio una vacanzina, non stacco un po' non mi prendo un po' di tempo per me". Quando dopo 4 giorni di sforzi aritmetici e mnemonici stabilisce finalmente che è l'unica persona al mondo che è riuscita a sopravvivere allo stress per otto anni, 5 mesi e 3 settimane senza nemmeno una settimana a Rimini, viene colto dal panico. Perchè a questo punto è ovvio che è solo una questione di giorni, anzi forse di ore, prima che il suo organismo abbia un fatale crollo. La reazione naturale degli anticorpi scatta immediata e la mente cerca frenetica una Località (location) dove sia possibile tentare ogni tipo di terapie intensive (disturbata in questo dalla vocina che insistentemente e con tono lamentoso frigna te lo avevo detto io che pretendi troppo da noi, che non ti prendi abastanza cura di noi, che agli altri non importa mica niente se schiattiamo, tsk)
Inosmma, è un morbo che non ha una prognosi molto favorevole, data la difficoltà di una diagnosi tempestiva e la sua invasività. Ora sono qui, che lotto tra la vita e la morte, attaccata a tubicini che immettono nel mio povero corpo immagini di località turistiche trovate su google e listini prezzi. Non dovessimo risentirci, saprete cosa mi ha uccisa.
Ho un'amica che ogni volta che viene mollata da un uomo tira fuori questa storia dell'orologio fermo (che almeno due volte al giorno segna l'ora giusta, sì ho capito, ma e allora?) ed una serie di sindromi maschili che vanno da quella di Peter Pan a quella dell'Uomo Irrisolto passando dalla famosa postazione Uomo in Stallo; ogni volta, fatta la diagnosi, mette in atto strategie rieducative lunghe ed estenuanti, che naturalmente sono destinate a fallire. Ora io non capisco una cosa. Tutti quando dobbiamo congedare qualcuno usiamo delle formule standard, sono confuso, ho bisogno di stare solo, non penso di poterti dare quello che meriti eccecc, e per fortuna. Solo i più stronzi se ne escono con un candido credevo fosse amore invece era un calesse, anzi, per dirla tutta, _tu_ sei un calesse. A che pro?
Gli uomini capiscono questo linguaggio, lo usano e lo interpretano nella maniera giusta anche quando è rivolto a loro. Al primo "sono confusa" si dileguano silnziosamente lasciandoci così un sentimento di profonda gratitudine come ultimo ricordo. Le donne no, tendono a fare tutte come la mia amica. Ci sono una miriade di motivi per cui un uomo _è costretto_ a lasciarle, da contingenze esterne come l'aver contratto un rarissimo, contagiosissimo e mortale virus a catastrofi interiori riassumibili nello smilzo sto male. Se tenti di far loro notare (ma l'ultima volta è stato circa dieci anni fa, poi mi sono rassegnata) che forse il rasoio di Occam in questi casi funziona, è che la possibilità che si sia stufato di lei è più probabile della conversione improvvisa ad una religione che chiede come sacrificio di rinunciare alle donne il cui nome inizia con R, ti guardano con quell'espresisone disgustata e commiserevle che significa "sei proprio una bieca materialista che non vede la di là del suo naso". Dopo un anno circa di diligenti terapie, a fronte di risultati scoraggianti, scelgono la seconda strategia, anch'essa espressamente vietata dalla convenzione di Ginevra: esigo che tu mi dica in faccia la verità. Il risultato qui, come in ogni guerra, dipende dagli uomini; ci sono quelli che ne fanno una questione di principio e non confessano nemmeno sotto tortura e ci sono quelli che, alla prima minaccia di scossa pensano "ma in fondo che mi frega a me?" e spiattellano tutto.
In questo specifico caso ho dato la seconda dieci ad uno.
S. cerca di spiegare a M. che, se si è preso l'impegno di fare la macedonia, deve _almeno_ sbucciare due pere. L'opera di convincimento dura esattamente 15 minuti e spazia dal concetto di comunità a quello di responsabilità personale, da nozioni di agronomia (no, le pere non sono velenose) a quelle di pronto soccorso (no, se anche ti tagli inavvertitamente non permetteremo che tu venga "attaccato ai tubi") da considerazioni di ordine filosofico (la vita non è solo fare quello che piace) a quelle di ordine squisitamente estetico (non sei mica più bello degli altri).
Alla fine M. acconsente a sbucciare le pere. S. sfoggia un'espressione mista tra la modestia e la legittima soddisfazione. Dopo qualhe minuto M. la guarda e chiede affettuosamente: "ti senti meglio adesso?"
S. esce in silenzio dalla cucina. Dove vai? le grido dietro.
A vedere se il medico delle urgenze ha un momento per me.
"Socrate: e tra gli uomini di cultura sarà più utile il medico o il filosofo?
Trasimaco: il medico, mi pare.
Socrate: riformulerò la domanda. Tra gli uomini di cultura sarà più utile il filosofo o l’architetto?
Trasimaco: l’architetto.
Socrate: il filosofo o il poeta?
Trasimaco: penso il poeta.
Socrate: il filosofo o sei un imbecille?
Trasimaco: come dici?
Socrate: niente. Prenderemo tutti quelli con il nome che comincia per S."
Chinaski, naturalmente.
Bisogna dire che invecchiare non è per nulla facile; cioè, invecchiare bene, che invecchiare è fin troppo facile per la verità. Ammettendo che uno non creda al premio finale ed al Grande Risarcimento e che non sia particolarmente portato alle autoillusioni, trovare un filo ispiratore diventa straordinariamente complicato. Prima è più facile, te ne stai lì romanticamente stagliato sul molo a discettare di Ogni Cosa, i tuoi dolori sono duri diamanti incastonati nel velluto scuro dell'esistenza e non fastidiose foglioline di prezzemolo tra i denti e non importa ciò che sei perchè tanto quello che conta è ciò che sarai domani. Da giovane puoi metterti addosso (quasi) ogni cosa perchè ogni cosa è nuova, sana, vitale. Da vecchio il dentro è uguale al fuori, checchè tentino di credere i più. Ogni cosa si corrompe nell'avidità dettata dalla paura, ogni cosa è monca e con il colore opaco della sterilità e se commetti l'errore di addobbare il ramo con foglie e fiori di plastica, dio ti perdoni.
E non trovi un motivo da vecchio se non lo avevi prima se non te lo sei portato dietro come un fardello scomodo ed imbarazzante fin da quando tutto credevi, meno che quel fazzoletto con le cocche annodate potesse servirti prima o poi e distoglievi lo sguardo per pudore dai vecchi che lo aprivano davanti a te ed avresti voluto gettare il tuo più lontano possibile ma una voce dentro ti diceva "tienilo". Una voce ti diceva guarda, ed impara.
Periodicamente qualcuno su gdv si indigna e prova ribrezzo per la mia cinica mancanza di rispetto verso le persone. Ai tempi in cui dissi senza giri di parole che tal Fedora, violentata più o meno da tutto il regno animale e da parte di quello vegetale era una bufala, per mesi mi trattarono come avessi deliberatamente investito un procione con la macchina; la fedora minacciò il suicidio io dissi che magari era qualcosa di peggio di un buontempone e la Fedora sparì. Ora io capisco che se dico, mettiamo, che Luna Timida ha la cellulite Luna Timida giustamente non sprechi nemmeno due secondi del suo tempo a rispondermi, farei lo stesso. Ma se dico che Chiarasole è un 'ex anoressica quanto io sono un'ex ballerina di lap dance moldava e che il suo centro per anoressiche è una bufala, o se dico che il Tal professionista andrebbe segnalato all'Ordine, t 'aspetteresti che queste persone si sentissero un tantino irritate nel vedere messa in discussione la loro professionalità e prendessero le dovute misure. Mai nulla, sparivano dalla circolazione e basta. Ora è un po' strano che in un web popolato da gente che minaccia ogni due minuti querele, denunce, ispezioni della GdF e persino anatemi del Mago Otelma io non abbia mai ricevuto non dico una querela che vabbè, sono sempre un dispendio di tempo ecc, ma nemmeno una telefonata da un avvocato che mi chiede gentilmente di piantarla. Ma magari questa è la volta buona e riceverò l'ingiunzione di un avvocato dalla voce stranamente femminile e con un forte accento salernitano:)
"tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi"
Quello che io vorrei, banalmente, sarebbe il dono dell'ubiquità, oppure poter fare a meno delle ore di sonno, o in alternativa una giornata di 48 ore o riuscire a lavorare anzichè 12 ore al giorno almeno 18, qualcosa così. Mi propongono una specie di affido per dolli, fossi un tantino più innamorata della mia autostima accetterei subito che in fin dei conti Anna dei miracoli è uno dei ruoli a cui segretamente aspiro e per il quale mi sento portata. Ma a proposito di consapevolezza, come dice mio figlio. Io sto facendo esattamente quello che ho sempre desiderato fare, il che non è facile. Non lo è mai, mettere alla prova il nucleo più profondo di quello che crediamo di essere, sentire, volere, perchè poi alla resa dei conti spesso i nostri sentimenti, le nostre capacità, la nostra volontà sono un po' più piccini di quanto apparivano nello spazio ristretto della nostra mente. La tentazione è quella di correre di nuovo nel sospiroso rifugio dell'ah se avessi potuto!" quel luogo magico dove ogni cosa è perfetta ed inseguire con amoroso sguardo l'aggraziata vita che non abbiamo potuto vivere, ma che sarebbe stata la nostra se la sorte matrigna ce lo avesse concesso. Se solo: perchè ci è mancato solo un pelo, no?
E nessuno capisce (nessuno è un modo di dire, le mie solite eccezioni sono lì granitiche:)) che la mia fatica di questi anni è questa: ogni cosa che sbaglio, ogni cosa che non riesco a fare, ogni cosa che faccio per un motivo sbagliato, ogni cosa a cui devo dire con cento cuori ma no.
Ecco, lo sapevo che prima o poi doveva succedere, me lo sentivo. Il Tato ha scritto un post sull'exgdv! Un post sereno, pacato ma fermo, in cui dice che la Jubekka è una Donna Meravigliosa e che lui la ama anche se crede di essere una criminologa e se è gra...se soffre di dca. Chiaro che poi io sono invidiosa e divento acida dopo no? Tutte hanni risposto sotto con le lacrime agli occhi tranne me che avevo paura si capisse troppo che ero gelosa, ma se lo avessi fatto gli avrei detto che la parte che mi è piaciuta di più è dove dice che la ama e la rispetta anche se è razzista nonostante lui sia un berlusconiano da generazioni (non l'ho capita benissimo, ma sento che è una cosa bellissima comunque) e che sopratuttto vuole che sia libera e se vuole mangiare baccherozzi cazzi suoi.
Ecco, io non ho mica paura a dire che Il Tato ha dato a noi tutti una grande Lezione: questo è l'Amore, non quelle insulsaggini di sincerità, lealta, sacrificio, tsk.
(..baccherozzi...)