giovedì, 26 marzo 2009 |
Così avendo ormai raggiunto i 30 anni sono tornata a parlare per conto mio che non è come parlare da soli, al contrario. Parlare da soli è quando ti sforzi di parlare come gli altri o anche quello che dicono di fare quelli che vogliono sembrare originali ed un po' stravaganti ma questa è un'altra questione, anche un po' scema. Tutta quella faccenda della comunicazone, una cazzata; so un sacco di cose sulla comunicazione, quelle serie intendo scritte da gente seria, se mi concentro mi vengono in mente quasi tutte e faccio bella figura, ma questo non vuol dire che io sia mai diventata così cretina da non sapere che la comunicazione non esiste. Uno se ne sta lì tranquillo e parla per conto suo ed è un po' come fare le bolle di sapone che poi ci guardi dietro, magari ti fissi con una in particolare e la segui e ci guardi le cose attraverso dici ma guarda che bello, guarda che riflessi, e sei contento. Di più, sinceramente, non mi sembra che possa esserci. Delle volte penso che lo sappiano tutti e delle altre che non se ne accorga nessuno, dipende da che umore sono, ma siccome tanto non mi cambia niente non ci ho mai perso il sonno. Devo dire che da quando ho ricominciato a parlare per conto mio mi annoio di meno; a me interessano molte cose ma quasi nessuna ha a che fare che so, con gli ebrei, o con l'amore, con la penicilina, con i dolori mestruali o con il riscaldamento globale. Forse un po' con la penicillina, ma non molto. Mi piace anche ascoltare la gente ma solo quando parla per conto suo e non è che succeda di frequente, ammetterete. La gente anzi fa di tutto per convincerti che sta parlando proprio con te che, non le direbbe proprio a NESSUN altro che non fossi tu, quelle cose: è così che rovina tutto ma non glielo puoi dire. Per via dei segreti, ovviamente. Tenere a bada la gente non è questa gran cosa che può sembrare, la maggior parte si sforza di mantenere qualcosa di fanciullesco che ho sempre immaginato che nelle loro intenzioni significhi essere freschi, ingenui ed innocenti ma che in realtà li rende complessi ed astrusi più o meno come il punto croce. Che è facile da fare perfino con le foglie e non serve aggiungere altro.
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giovedì, 26 marzo 2009 |
Io sono sempre stata quella dei segreti, non lo so perchè non ricordo di averlo mai scelto, è semplicemente adata così. Ero una a cui si confidavano i segreti, come se la realtà fosse una cosa fragile che la maggior parte delle persone avrebbe rotto solo guardandola e poi ci si sarebbe pure tagliata, allora era meglio se la tenevo io. Io accettavo tanto avevo Sara che non ha mai permesso che qualcosa andasse rotto o sciupato e non si è mai sbagliata a riporre le cose, le mie in un posto, quelle degli altri in un altro, nessuna possibilità di errore o confusione. Quando la gente ti dice un segreto poi un po' ti odia, lo capisce chiunque. Ed è anche un po' preoccupata che un giorno chissà perchè ti venga il nervoso e vai davanti alla loro porta e rovesci di malagrazia il contenuto della cesta e dici riprenditi le tue cazzo di cose. Questo perchè loro lo farebbero, pensano. Non che a me non sia mai venuta la tentazione. Ma quando mi viene apro la cesta e guardo i segreti e penso che loro non hanno mica colpa di niente. La gente li tratta sempre come fossero dei figli nati male, che li amano ma se non nascevano la loro vita era diversa ed era meglio anche per il figlio stesso in fin dei conti. Ed è così che poi nascono le tragedie ed allora è meglio che i segreti stiano dove stanno. Che se ci sono tutte quelle ceste, un motivo ci sarà.
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mercoledì, 25 marzo 2009 |
Oggi ho parlato di onore, di lealtà; sarà che non me le hanno stropicciate troppo ma a me queste parole piacciono. La dignità, quella mi piace meno, mi sembra che la gente sia sempre lì a palpeggiarsela come un vecchio ipocondriaco farebbe con la sua pancia molle, cose così. L'onore e la lealtà invece sono smilzi e silenziosi e non si tagliano le braccia. Quando ero piccola ero convinta che i cinesi avessero un grandissimo senso dell'onore e le ballerine cinesi ancora di più, avevo 7 anni e costruivo dei pugnali di legno bellissimi; se non fossi stata matta come un cavallo magari avrei fatto l'artigiana, anzichè recitare tre volte al giorno il suicidio di una cortigiana (ma allora non sapevo si chiamassero così e la chiamavo La Donna). Costruivo molte cose ed ero capace di ricamare con le foglie che non è una cosa facile, perchè la manualità è come quell'altra faccenda del cibo, non è che a me diano fastidio di per sè, ma da piccola trovavo insopportabile l'uso che la gente faceva di entrambi e poi mi è rimasta l'abitudine di tenermene alla larga. In realtà trovavo insopportabile il modo in cui la gente faceva un'infinità di cose, a molte mi è toccato abituarmici ma insomma, entuasiasta non lo sono mai diventata ecco.
Poi sono diventata sana di mente, sostanzialmente per un motivo banale, volevo un figlio più di ogni altra cosa al mondo e fin da piccola sapevo che se fossi rimasta pazza non sarebbe stato facile. Nemmeno per lui voglio dire, ammesso fossi riuscita a farlo. Così avevo fatto degli elaborati calcoli e li avevo pure scritti per non sbagliarmi, e siccome avevo 10 anni secondo me dovevo rimanere sana di mente almeno fino ai 30, insomma un 'età avanzatissima nella quale mio figlio sarebbe già stato adulto, sposato e quel genere di cose, ed avrei potuto finalmente tornare alla normalità. Vent'anni a 10 anni sembrano un periodo di tempo lunghissimo. Ma per me, riuscirci, era una questione di onore.
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lunedì, 23 marzo 2009 |
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lunedì, 09 marzo 2009 |
Ti alzi e brandelli di fantasmi ed orchi rimangono tra le lenzuola, qualche pezzo ti si è appiccicato addosso e ne senti l'odore scendendo le scale, preparando il caffè. I sentimenti se ne stanno raggomitolati sotto il letto tremanti e sudaticci, non sopporti la vista della loro incontinenza e dell'impudicizia ma anche se distogli lo sguardo ti raggiunge il rumore, come uno sciacquettio di acqua sporca. Sarebbe facile annegare in quel centimetro di liquido stagnante, pensi, dirti ci ho provato, dirti è il mio destino. Sarebbe facile prendere la bambina ed annegarla lì e dirle è per il tuo bene. Sussurrarle eri malata. Guardarla controrcersi nell'agonia con la segreta speranza che altri vedano la sua morte nuda e che questo sia il suo riscatto. La sua vendetta.
Indossare finalmente gioielli (ah, figlio saggio!) e dirsi sei troppo grande, adesso, per scendere a percorrere con le dita le pareti umide della cantina, adesso lo sai che non sarà sufficente a saziare nessun mostro.
Sarebbe facile dire vestimi, indosserò qualunque abito, che importa se mi è corto è largo, che importa se non è pulito o se puzza, le madri sono imperfette qualche volta e ti scambiano con qualcun altro, figurati gli altri.
Ma io ho dei debiti verso la vita, grazie al cielo, e non lo farò.
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mercoledì, 11 febbraio 2009 |
E' ben strano come ci siano persone che non esitano e sanno cosa è giusto e così G. mi porta Nadia che dice volevo portarti grostoli e coca cola e non mi hanno lasciata e gli altri mi dicono voleva venire anche Andrea, ma naturalmente...Se me lo avessero chiesto, avrei potuto rassicurarli che si sarebbe "comportato bene" e per gli stessi motivi per cui loro erano certi che avrebbe creato problemi. E beh sarà retorico, ma in questi momenti lo vedi cosa le persone capiscono e cosa no, cosa sanno e cosa è così al di là della loro comprensione da ignorarne anche l'esistenza. E sul serio ti rendi conto che non c'entra proprio nulla quello che scrivi su un blog o che sussurri sotto le stelle o che confidi fumando l'ultima sigaretta sulla panchina, non conta nemmeno quello che pensi la sera quando spegni la luce; conta dove sei, e chi vedi alzando lo sguardo.
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giovedì, 22 gennaio 2009 |
Avrei potuto passare la vita a tentare di fare pace con quella tua figlia così lontana da quella che avresti voluto e forse in questo modo ti avrei in parte risarcita, avessi mostrato dispiacere o finanche compassione per lei ti sarebbe bastato forse non è vero? Fossi stata incerta, ripiegata su me stessa, avessi avuto addosso quell'odore di fallimento avrei alla fine avuto la tua benevolenza se non proprio il tuo perdono. Ma ho molto più istinto materno di te e quella figlia era la mia preferita e questo no, non potevi accettarlo. Vinta, mi avresti amata, a modo tuo; ma non è andata così.
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domenica, 18 gennaio 2009 |
Mamma, mamma, questo è il mio destino
stare sopra il tetto a sonà il violino,
dillo a babbo, dillo alle sorelle
se nessuno sente, sòno per le stelle;
dillo a babbo, dillo alle sorelle
sòno per me solo, sòno per le stelle.
Questa canzone che mi piace così tanto, no? Allora pensavo che il senso sta tutto in questa frase, "dillo a babbo dillo alle sorelle". Ma forse lo capiscono solo i violinisti sul tetto:)
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venerdì, 16 gennaio 2009 |
Ed insomma, questo Facebook rispunta in un articolo sul giornale, in un intervista in tv, sui blog. Premettiamo, io non sono contraria alla frivolezza ed al cazzeggio, tutt'altro, mi sono letta per anni i fotoromanzi e nemmeno li nascondevo all'interno dell'Unità e non mi sono persa un test di Cosmopolitan e se ne ho voglia voto pure per i concorrenti dell'Isola dei famosi: ma questo è, cazzeggio, e null'altro. Non è il più formidabile network del Millennio, non è una rivoluzione, non rappresenta il Cambiamento nelle relazioni sociali. Non è che scegliere una propria foto di 5 anni fa per far dire ai vecchi compagni di liceo uh, non sei invecchiata per nulla! modifichi sostanzialmente il nostro modo di rapportarci agli altri. Non è che scrivere Azzurra sta per bere il caffè, Azzurra beve il suo caffè, Azzurra ha bevuto il suo caffè e scottava arricchisca la nostra vita sociale. Aderire al gruppo Le carote fanno bene alla vista non è esattamente quello che intendeva Gaber con partecipazione. Postare i risultati del test Quale divinità sei? non è una dichiarazione di animo giocoso ed ammiccante, è l'equivalente di fare il test A letto sei passionale o coccolosa?su Donna Moderna mentre la tinta ti cola sulla pagina.
Con una differenza, a mio modo di vedere sostanziale. Che dalla parrucchiera non aderisci ad un gruppo pro o contro Israele mentre tenti di stabilire con la tua parrucchiera se sia il caso di accorciare la frangia o meno.
Una questione di decoro.
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martedì, 13 gennaio 2009 |
A volte mi scoraggia questo subdolo cattolicesimo di cui siamo intrisi senza nemmeno esserne consapevoli, mi avvilisce la sciatteria con cui aspiriamo al ruolo di piccole divinità di noi stessi, una cosa artigianale, alla buona, colpe espiazione assoluzione, abluzioni dello spirito meccaniche e sbrigative come quelle del mattino davanti allo specchio, siamo il rosario di noi stessi recitato con la mente altrove, magari ai nostri piedi freddi od alla lana ruvida che graffia la pelle. Mi imbarazzano le icone della religione di noi stessi, i templi, gli altari, i riti. Mi soffoca quel mormorare a voce bassa come davanti ad un moribondo, l'esaltazione morbosa che si stempra, alla fine, nella rinuncia. Ieri Marina usava una paorla che non sentivo e non usavo da tanto, sono una guardiana diceva, eccolo lì l'orgoglio ho pensato, sollevata.
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sabato, 10 gennaio 2009 |
La bambola è mia
e anche i suoi accessori.
Mia mia mia mia mia
Scodella di cereali
le sue toffolette già mangiate.
Posso essere scusata?
Non ti è stato detto
Di mangiare il budino a tavola?
Guarda quel divano.
"Versi sobri e non rimati, sottili, densi ed allusivi"
"Datemi Mamma Oca"
Ok, rivalutiamo Cul de sac:)
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giovedì, 08 gennaio 2009 |
Ecco il mio pigmalione
attendermi severo sulla soglia
non c'è più traccia di benevolenza
per le mie gambe corte
o per il pigolio della mia gola
adesso che non mi ha creata uguale
è il sesto giorno quello del riposo
e mi congeda senza amore
e senza verità:
colpevole destino, ed incompiuto.
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lunedì, 05 gennaio 2009 |
Il mondo sta diventando troppo strano, per me.
A. : ..ecco, io allora concluderei qui la nostra relazione, è stato bello ma ora è finita
F.: No, aspetta, perchè? mi devi dire i motivi, non puoi andartene così, me lo devi!
A: beh, non c'è un vero motivo...
F. : hai un altro?
A.: no, sul serio, non è quello...
F.: allora è qualcosa che ho fatto io
A.: ma no, non qualcosa di particolare...
F.: sono stato troppo invadente? ti ho portato via troppo tempo? perchè se è questo possiamo parlarne, trovare un accordo...
A. : no, che dici, era un piacere passare il tempo con te
F.: allora ti sei sentito poco sicuro? spiato? Guarda, posso giurare che non lo faccio più, anzi guarda, non voglio nemmeno più sapere chi vedi, chi senti, eh? eh?
A. : ma no, non fare così, tu non c'entri nulla, è solo un momento mio così....
F.: ti ho annoiato, lo sapevo...
A.: senti, stai rendendo tutto più difficile del necessario, perchè dobbiamo arrivare alle accuse?
F.: forse hai bisogno di una pausa di riflessione....
A.: ecco, precisamente! una lunga pausa di riflessione, sì
F.: almeno giurami che resteremo amici
A.: massì, certo...
F. : senti, io ti lascio le chiavi di casa, così tu puoi tornare quando vuoi, in qualunque momento
A.: ma no, non mi sembra il caso, semmai me le ridarai...
F. : no no, insisto, almeno questo ti prego, lasciami una speranza!
A. : ok...
F.: senti, ancora una cosa...non vuoi proprio dirmi il perchè?
Ora, questo dialogo non è immaginario, è avvenuto davvero. Tra me e Facebook, per l'esattezza, quando, terminate le mie indagini sociologiche, ho tentato di cancellare il mio account. Se non mi credete (e se siete iscritti) andate su disattiva account.
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domenica, 04 gennaio 2009 |
Guarda che la gente è permalosa eh. Hai più di 40 anni, corrispondi alla tipologia poco elegantemente descritta dall'espressione "si fa prima a saltarla che a circumnavigarla", ti sei strizzata in un look aderente verdemuschio - marrone (ti hanno mentito, non sono i colori adatti ad una rossa) , avevi perfino una specie di fiocco natalizio al collo...credevo che l'effetto fosse ironicamente voluto, che ne sapevo io che non ti piacciono i Tronchetti della Felicità?
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venerdì, 02 gennaio 2009 |
Ci sono amori che nascono così, nei primi 30 secondi in cui incroci lo sguardo, questione di specchi ovali probabilmente. Ci sono persone che fino a quel momento sono esistite solo nelle tue mediocri poesie e nei racconti, ma eccoti qui, la fata invecchiata male con le sue borse ed i suoi capelli arruffati e gli occhi grandi nocciola a dirmi "mi impiglio nei miei pensieri" e sorridere e con una vita lunga da raccontare e mi confondo un po' tra tutti questi nomi e date ma, ma li riconosco.
E c'è qualcosa in queste due vecchie sedute al freddo mentre il ghiaccio piano rende tutto luccicante perfino i nostri capelli e le sigarette si consumano una dietro l'altra ed anche le voci sembrano diventare sottili e fragili come ghiaccioli e c'è qualcosa in questo racconto ed in queste mani da vecchie che si muovono di nuovo come mani di ragazze, una magia (un incanto) che quelli al caldo non sapranno mai.
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mercoledì, 31 dicembre 2008 |
Poichè io credo nella genetica ho passato la vita ad evitare virtuosamente bische, sale gioco, slot machine e perfino sale bingo. Vabbè, con una trascurabile eccezione per il mio anno sabbatico a padova, ma ero così squattrinata che al massimo potevo puntare 3 turni piatti e quindi il demone del gioco non era così ansioso di affondare i suoi artigli su di me. La virtù faceva ormai così parte integrante della mia persona che per un anno non ho nemmeno mai aperto il programma di poker installato sul mio pc da un incauto figlio ed anzi, se entravo nella stanza mentre giocava distoglievo pudicamente lo sguardo. Se per caso commentava ad alta voce le sue mani, distoglievo la mente e mi concentravo sul mantra di noi virtuosi, l''Omino Bianco toglie le macchie anche a 30 gradi.
Poi ho pensato che potevo provarlo, tanto quell'aggettivo, virtuale, mi avrebbe messa generazionalmente al riparo dal rischio di capirci qualcosa. Inoltre al terzo tornero mi sono detta azzu, se sei abbastanza dignitosa da non taggare nessuno e se hai abbastanza forza di volontà da resistere alla tentazione di sapere Quale tipo di Puffo sei?, vuoi che foldare la mano non sia un deterrente abbastanza potente? Vuoi che la sola possibilità di checkare dopo Cowboyjimmj non sia sufficente a farti smettere, per sempre, di aprire un programma?
Per ora, ho deciso che non giocherò mai di mattina. Non prima delle 11,30, comunque.
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domenica, 28 dicembre 2008 |
La sempre attenta e sensibile Pape non poteva naturalmente rimanere indifferente:
http://unautoperuigi.splinder.com/
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venerdì, 26 dicembre 2008 |
Non penso che sia indispensabile avere letto il signor Goffman per intuire che il Natale è quel genere di faccende che nelle istituzioni è di una tristezza quasi insopportabile; si potesse o si scegliesse di ignorarlo e basta, la cosa sarebbe un po' triste, fine. L'intollerabilità consiste invece proprio negli sforzi di simulare la realtà là fuori, gli addobbi, l'albero, il pranzo, i regali: ed a tutto manca, sempre, un piccolo dettaglio, la cura ecco, ed è questo che lo rende qualcosa che ti incarta il cuore in una di quelle carte da regalo brutte, le meno costose, o quelle dell'anno scorso. Metà non hanno nessuno che li viene a prendere; l'altra metà vengono prelevati alle 10 da parenti infiocchettati e riconsegnati massimo alle 16, una specie di "ti faccio vedere cosa ti perdi". Alle 17 hai metà persone malinconiche e l'altra metà inferocite. Gli snob come noi possono permettersi l'anticonformismo del che due palle i regali, che due palle i pranzi, la nonna, la zia, le foto. Perfino i ricordi, toh.
Ai pazzi rimane il vero Natale.
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domenica, 21 dicembre 2008 |
Tutto è inziato quando ho letto per caso che Walter Veltroni aveva la sua pagina su Facebook. Che finchè tutto quello che uno sa è che è una "specie di piazza virtuale" si dice beh dai non c'è nulla di male, anzi, vanno usati i media, per raggiungere le masse. Sarà mica peggio del Milan, 'sto facebook. Poi va anche a vedere, per quella sottile sospettosità che si instilla nell'animo umano con l'età.
Ora. Facebook ha giustamente un'interfaccia (si dirà così?) giovanile, insomma è fatto per i giovani (nelle intenzioni), parla la loro lingua che si sa è un po' sfarfalleggiante e sbarazzina per sua natura. Ma non è bello, non lo è, che un distinto 50enne scriva "Walter ha stretto amicizia con Pinco Pallino"
Non è bello nemmeno che "Walter si è iscritto al gruppo Quelli Che A Dicembre Non Percepiranno La Tredicesima"
Non è bello che :
"Walter preferisce perdere voti e avere un partito sano e perbene piuttosto che dei capibastone che portano voti. Vuole un partito sano e perbene, gli altri fuori. "
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giovedì, 18 dicembre 2008 |
Se c'è un aggettivo che non mi è mai passato per la testa riferito a me è imparziale. Sono anche molto sospettosa verso chi pretende di esserlo che lo capisci subito che è una persona che procurerà dei guai. Così ieri c'erano il 50% di possibilità che la mia nuova apprendista mi piacesse, ma giuro che ero intenzionata a sfruttarle al massimo, in quel caso e perfino ad ignorare la mia parte lombrosiana che mi porta a diffidare naturalmente dalle persone con gli occhietti piccoli ed il mento che pare la babbuccia della strega del Nord. Ci sono due tipi di persone tra quelli che si ritrovano per la prima volta a cena alla cds; i primi stanno fermi, che è l'unica cosa saggia da fare in un posto di cui non capisci assolutamente nulla. I secondi si dimenano nel tentativo di dimostrare che bravi e intelligenti che sono. Di solito i secondi appartengono anche alla sottocategoria dei conlepalle, sai quelli che non hanno mica paura di niente? E ovviamente non fanno mente locale che lì è un po' diverso che ad un'assemblea di condominio e che fare lo sguardo da Terminator non impressiona proprio nessuno, e che raramente le contromisure consistono in una minaccia di querela o di plonk. Se il criterio degli occhietti non è proprio attendibile, il secondo lo è ed i guai te li aspetti.
Così giuro, lasciare che avesse un po' di goulash e di patate nei capelli è stato solo a fin di bene.
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